IMG_7835eLa Villa Bazzoni, sita in via Bazzoni 2 nel centro storico di Trieste, fu acquistata dall’Osservatorio Astronomico di Trieste nel 1998 grazie a un contributo del Fondo Trieste,

fondo gestito dal locale Ufficio Territoriale di Governo. Negli anni seguenti è stato effettuato un profondo intervento di restauro architettonico della villa e dei suoi annessi grazie a contributi del predetto Fondo e del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. L’intervento ha rispettato il più possibile le caratteristiche costruttive e artistiche del complesso e nel contempo lo ha dotato delle più moderne risorse in termini di sicurezza, impianti bioarchitettonici, accessibilità e comunicazione.

La superficie interna della Villa è di 1.100 mq, dei quali 170 mq al terzo piano sono occupati dal settore astrofisico e cosmologico del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trieste. Vi sono comprese due sale riunioni capaci di 50 posti circa (sala ovale e sala pompeiana). Con le ex scuderie della villa e il parco circostante, la superficie totale è di 5.200 mq. Tale complesso ospita oggi alcune decine di ricercatori assieme a numerosi assegnisti, studenti e dottorandi, i quali operano nei campi dell’astrofisica, cosmologia e tecnologie per l’osservazione e archiviazione di dati ottenuti da satelliti.

La villa fu costruita nel 1837-38 su progetto dell’architetto cividalese Giovan Battista de Puppi all’interno di ciò che era un grande parco sul colle di San Vito, ove 55 anni dopo sarebbe sorta, a cento metri di distanza, anche la sede centrale del Castello Basevi. Il committente fu Gracco Bazzoni (1798-1871), commerciante originario di Lezzeno sul lago di Como, che diede origine a una lunga dinastia che annovera tra gli altri Riccardo Bazzoni, podestà di Trieste dal 1878 al 1890. Negli anni precedenti la prima guerra mondiale, Aurelia Bazzoni la arricchì di elementi artistici, eresse la piccola nuova ala su via dei Navali e vi teneva un celebre cenacolo di artisti e letterati. Più tardi, sua figlia Anna ne fece un ospitale circolo di alpinisti mentre l’ultima figlia, Evelina, vi coltivò la musica e una fiorente attività di traduzione letteraria.

La villa ha tre piani a pianta quadrata, con abside sul lato del parco. Un ampio atrio centrale è sormontato da un’apertura tra i piani e un andito al primo piano; in alto vi è un grande lucernario che illumina l’interno della villa. Lo scalone è a doppio ritorno e porta  al ballatoio del primo piano, circondato da slanciati pilastrini e chiuso da una parete decorativa che cela anche le scale per il piano superiore, originariamente destinato alla servitù. Le decorazioni sono estese e varie, dal mosaico sul pavimento dell’atrio alle estese decorazioni a pittura e affresco delle due sale (ovale e pompeiana) che spaziano da motivi neoclassici ad anticipazioni dello stile floreale.

L’attento restauro ha richiesto diversi interventi di consolidamento ed eliminazione delle superfetazioni stratificatesi negli anni, eseguiti ove possibile con materiali e tecniche dell’epoca. Le originarie canalizzazioni e il sistema di ventilazione a intercapedine sono stati recuperati, colonne lignee e infissi sono stati sanitizzati, ritoccati solo ove l’immagine globale non era più leggibile nel suo insieme, e gli spazi sono stati organizzati nel rispetto di un giusto equilibrio fra contesto storico ed esigenze del moderno istituto di ricerca.